Roberto Iseppi. Tomba e Lomu: brividi al Dall’Ara

Roberto Iseppi, imprenditore e attuale presidente del Circolo della Caccia, negli anni ‘90 fu tra i protagonisti del movimento che riportò il Bologna in serie A e il rugby internazionale a Bologna.  

Non ho mai giocato a rugby e me ne dolgo. Mi avvicinai alla palla ovale per pura casualità: un amico rugbista mi propose di diventare co sponsor del Bologna 1928. Restai perplesso perché era uno sport che non conoscevo, ma l’incertezza si trasformò presto in entusiasmo dopo un incontro con il patron della Viro, Pier Paolo Bonori, imprenditore che aveva da tempo legato il nome della sua azienda alla palla ovale. Accettai ed entrai in un mondo straordinario, che mi diede grandi soddisfazioni umane e imprenditoriali. In pochi anni, da co sponsor di una squadra di serie B, mi trovai sponsor di una di A1 (la massima serie di allora) e organizzatore degli incontri dell’Italia contro il gotha del rugby: Nuova Zelanda, Sud Africa e Irlanda.

Ad organizzare gli eventi un gruppo di amici legati al Bologna Rugby, che misero a disposizioni idee, capacità, forza e unione per raggiungere l’obiettivo di ‘far conoscere il rugby alla Città’.

Vedere Alberto Tomba per il calcio d’inizio davanti a 30mila persone al fianco di Jonah Lomu – tra i più grandi giocatori della storia – fu lo spettacolo nello spettacolo. 
Ricordo che Tomba restò impressionato dalla fisicità del neozelandesi, e detto da lui…
Era il 28 ottobre del 1995. Sul campo l’Italia venne sconfitta, ma il rugby e Bologna vinsero la partita. Ricordo l’entusiasmo dilagante allo stadio Dall’Ara e la visita alla Ferrari con gli All Black accolti dal presidente Montezemolo. 

L’anno dopo debuttammo con il Bologna 1928 in A1 e alle soddisfazioni per il successo sportivo arrivarono quelle imprenditoriali con l’Hydrocar. La mia azienda di allora produceva prese di forza per autocarri, e “Presa di forza” divenne il claim che col rugby ci aprì le porte nelle nazioni nei quali questo sport era più conosciuto, come Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Eravamo sempre accolti con affetto e simpatia, arrivando a buoni contratti.
Nacquero i giocatori-lavoratori. Giovani atleti entrarono in azienda: ricordo i sudafricani Visser e Oelofsen; Marturano, Baldassin. Ragazzi che crebbero professionalmente e hanno poi raggiunto importanti posizioni. Azione che dura tutt’ora con Flavio Fadanelli, ottimo atleta e collaboratore nella nostra nuova realtà ZipFluid. 

Nel decennio nel quale sono stato più vicino al rugby ho apprezzato la grande lealtà, la sintonia tra atleti e dirigenti, lo spirito goliardico dei terzi tempi e delle trasferte, la gioia di lavorare insieme in modo propositivo.
Quando in febbraio ho letto la notizia dell’unione tra Bologna 1928 e Reno ho ritrovato quello spirito: il desiderio di unione, di creare nuove sinergie per crescere e migliorarsi, qualità che per esperienza sono determinanti nello sport come nella vita.
Bologna ha le carte per diventare un punto di riferimento e di aggregazione per il rugby italiano che va oltre agli auspicabili futuri successi sportivi.
I presidenti delle due Società, Francesco Paolini e Raffaele Capone, con la strettissima collaborazione dell’assessore allo sport Matteo Lepore, hanno fatto un qualcosa di determinante per lo sport bolognese che – con le opportune strutture – aiuterà i ragazzi a crescere in modo sano e con l’entusiasmo e le soddisfazioni che è giusto i giovani abbiano.