Una finestra sul futuro

La nuova realtà rugbistica delle Due Torri pensa davvero in grande.

Il presidente della Reno Rugby, Raffaele Capone, commenta a tutto tondo la nascita della più grande società del capoluogo emiliano.

Figlio del matrimonio tra Bologna 1928 e Reno Rugby, il neonato Bologna Rugby si appresta a recitare un ruolo da protagonista nel panorama ovale italiano.

C’è una base da allargare, una Serie A da riconquistare e una nidiata di giovani da lanciare. Insomma, tanta carne al fuoco in un momento di assoluta incertezza come quello che sta vivendo questo sport. A tal proposito, abbiamo chiesto lumi a Raffaele Capone, numero uno proprio della Reno e grande promotore dell’iniziativa.

Presidente, il sogno è diventato realtà: quanto è stato lungo il lavoro di raccordo tra le parti?

«In realtà non è esattamente come può sembrare dall’esterno. Sono presidente da vent’anni e ho sempre avuto un grande rapporto con il Bologna 1928. Ne abbiamo parlato più volte alla fine dei vari campionati e diciamo che il Covid, tra le tante disgrazie, ci ha consentito di ragionare con più calma su questo progetto».

Grandi ambizioni, ma sarà necessaria una crescita graduale. Quali saranno i primi obbiettivi da raggiungere?

«Innanzitutto aumentare la base del minirugby, allargando il raggio a tutta la cintura bolognese e coinvolgendo più bambini possibili.

Successivamente bisognerà far crescere le formazioni juniores, con l’Under 16 e l’Under 18 che punteranno a giocare stabilmente nei tornei d’élite, il massimo livello italiano di categoria. Una sfida di grande importanza, che servirà a formare i nostri ragazzi».

Quali, invece, quelli a lunga scadenza?

«Beh, l’ambizione è ovviamente quella di conquistare la Serie A.

Non so in quanto tempo, ma confidiamo di poterlo fare nel giro di qualche anno, magari con l’ossatura della squadra proveniente dal nostro vivaio. Inoltre, l’ideale sarebbe quello di riuscire a raggiungere uno standard molto elevato e di diventare così uno dei punti di riferimento per lo sport cittadino».

Le tradizioni e i simboli sono importanti: avete già stabilito logo e colori del kit gara?

«No, ancora no. Certo, il bianco e il rosso che richiamano i colori di Bologna sono una delle ipotesi sul tavolo. Al momento, però, stiamo lavorando su altre questioni: una fra tutte il discorso legato alla logistica.

Avremo abitualmente dai cinquanta ai sessanti ragazzi in campo e questi dovranno spostarsi per raggiungere i diversi impianti di allenamento messi a disposizione.

Parlando di giovani e di giovanissimi, questo significa bus da prendere e genitori da coinvolgere per gli spostamenti. Un argomento delicato».

In tutta sincerità: quante sono le possibilità che i campionati comincino in aprile?

«Onestamente direi pari a zero. A mio parere quest’anno tutto slitterà inevitabilmente verso la metà di ottobre. Comunque ci faremo trovare pronti, con una prima squadra in Serie B diretta dall’attuale head coach del 1928 Matteo Ballo e una Cadetta che disputerà la Serie C1. Avere in “rosa” tanti giocatori sarà un grande vantaggio per tutti i tecnici».

Chiudiamo con l’attualità. Febbraio è tempo di 6 Nazioni: nonostante una buona prova nel tempio di Twickenham, l’Italia è reduce dall’ennesima sconfitta consecutiva. Riuscirà l’ex rossoblù Franco Smith a evitare il solito cucchiaio di legno?

«Difficile che l’Italia possa evitare l’ormai consueto “Wooden Spoon”.

Mancano tre partite, una delle quali in Scozia contro la Nazionale del Cardo che sembra molto in palla. Forse lo “sghetto”, per dirla alla bolognese, si potrebbe tentare contro la selezione irlandese, che vedo un po’ in difficoltà sul piano psicologico. Ad ogni modo, è giusto non farsi illusioni: Irlanda e Galles all’Olimpico e Scozia a Murrayfield rappresentano sempre un trittico durissimo.

Devo dire, però, che Franco Smith sta facendo un discreto lavoro: la squadra è giovane e con diversi talenti, anche se manca un vero leader. Per intenderci, capitan Bigi è un buon giocatore ma non ha la leadership di Parisse. Sono altresì convinto che i vari Varney, Garbisi e Polledri cresceranno tanto e che presto prenderanno per mano la nostra Nazionale».

Andrea Nervuti