Una grande sfida

Dopo Raffaele Capone, prende la parola il collega rossoblù

Continua, con l’intervista al presidente del 1928 Francesco Paolini, il nostro viaggio alla scoperta del Bologna Rugby, la neonata società ovale sbocciata dalla fusione tra i due club cittadini.

Dopo aver approfondito il discorso tecnico con il presidente della Reno, Raffaele Capone, tocca al collega rossoblù Francesco Paolini analizzare la nuova creatura ovale bolognese. Stiamo parlando di una sfida complessa, con pochissimi precedenti e che ha già incassato gli auguri da parte di tutto il movimento, compresa la franchigia federale delle Zebre, che ha voluto far sentire il proprio sostegno alla realtà felsinea tramite una lettera d’incoraggiamento indirizzata al club. Con oltre 600 tesserati da gestire, campi di allenamento da coordinare e un centro sportivo che dovrà essere ammodernato per accogliere nel miglior modo possibile gli atleti, sarà necessario mettere in moto una macchina organizzativa praticamente perfetta, che dovrà correre di pari passo con i risultati ottenuti sul piano sportivo.

Per capire meglio quello che bolle in pentola, abbiamo contattato il presidente del 1928 Francesco Paolini, grande fautore della fusione.

Paolini, il Bologna Rugby ha le carte in regola per diventare una delle più grandi società a livello italiano, quale sarà il primo passo?

«Ci sarà senza dubbio la necessità di creare un binario organizzativo: da un lato le risorse umane adeguate per affrontare questa sfida e dall’altro un impianto all’altezza delle legittime ambizioni di crescita. Due aspetti fondamentali e strettamente collegati fra loro».

Un processo complesso: quale sarà la principale difficoltà?

«Beh, l’ostacolo maggiore sarà sicuramente quello di riuscire a mantenere uno spirito dilettantistico pur dotandoci di un’organizzazione professionale.
Non è proprio un discorso banale e sarà una bella prova per tutti noi».

Capitolo stadio. Il Bonori dovrà essere un riferimento per il movimento: a che punto siamo?

«Come dicevo prima, a livello strutturale servono impianti all’altezza della situazione. Il Bonori è stato identificato tempo fa per diventare un polo specifico dedicato al rugby, in piena sintonia con quanto stabilito nel piano strategico per lo sport voluto dall’Amministrazione. A tal proposito, agli inizi dell’anno scorso è stato firmato un protocollo tra Federazione e Comune di Bologna, con l’obbiettivo di creare il centro d’Eccellenza per il rugby giovanile.
Ovviamente serviranno alcuni interventi di carattere generale relativi alla ristrutturazione».

Al di là di chi diventerà il gestore finale del centro, quali saranno le migliorie indispensabili per renderlo ancora più funzionale?

«Innanzitutto la riqualificazione dei tre campi in erba: bisognerà dotarli di un moderno sistema d’illuminazione e della copertura integrale della tribuna dedicata alla stampa e ai tifosi. Successivamente, si dovrà rendere efficiente l’impianto, per abbassare i costi di gestione e trasformare così un centro nato negli Anni 60 in un centro all’avanguardia a impatto zero. E poi, aspetto sicuramente molto importante, sarà necessario mantenere la funzione sociale e polivalente del centro. Penso alla collaborazione con il Club Atletico Bologna, che vanta importati atleti nelle discipline dedicate alla lotta e che sta diventando il punto di riferimento regionale per gli sport di combattimento. Due mondi apparentemente lontani, ma in realtà molto complementari. Senza dimenticare che stiamo parlando di un parco che ha una grande tradizione associativa per tutto il quartiere e riuscire a portare tanti ragazzi al campo contribuirebbe indubbiamente a tenere viva tutta la zona».

Chiudiamo con il classico “in bocca al lupo”. In settimana è arrivato anche quello di Andrea Dalledonne, amministratore unico delle Zebre…

«Indubbiamente la nostra unione ha avuto un’eco molto forte all’interno di tutto il panorama rugbistico. Sono arrivati tanti messaggi da tanti presidenti che vedono la nostra iniziativa come un nuovo modo di fare management sportivo.
Certamente il messaggio dell’amministratore unico della franchigia federale è stato molto significativo: Andrea Dalledonne lo conosco da diverso tempo e la prossima settimana lo incontrerò di persona per confrontarmi con lui e scambiare quattro chiacchiere sul futuro del rugby».

Andrea Nervuti